Stare qui

Ci ho pensato eh, non è che non mi sia venuto in mente. Vorrei trovarmi in qualche altro luogo? Magari su un’isola con molto, moltissimo, sole – diciamo una cascata di sole sul viso – e tanta, tantissima gente, diciamo un quasi caos di gente. O magari in una parte del mondo in cui possano ancora organizzarsi, circoscrivere, prevenire, proteggere, toccarsi, guardarsi a due millimetri, leccarsi anche: così, come atto estetico perché fa bello. O forse, chissà, forse in un posto del futuro, molto in là, molto oltre, o in un posto del passato, in cui ancora avevo tesori che poi ho perduto.

E la risposta è stata: no. Vorrei trovarmi esattamente dove mi trovo. Nel mio paese. Adesso.

Non sopporterei di essere in un altrove rispetto alle mie amiche e ai miei amici. Adesso. Non sopporterei di essere lontana dalla mia famiglia. Adesso. Non sopporterei di essere a centinaia di migliaia di chilometri, rincorrendo le notizie, visualizzando numeri, statistiche, previsioni su una terra che è anche la mia terra.

C’è un modo di abitare il luogo in cui si è che prescinde dalla bellezza o dalla gioia di quel luogo. C’è un modo di abitare il luogo in cui si è che ha a che fare con il senso del trovarsi lì.

In un’esplosione di non-senso, che ci impiastriccia tutte le mani e ci infanga i pensieri e ci contorce anche solo la sicurezza del respiro, io scopro micro-sensi della parola “stare”. Che mi pare legata a uno spazio, a un tempo, a una condizione emotiva precisi. Che mi pare legata a un modo di sentirsi già un po’ oltre se stessi e già un po’ più insieme agli altri.

Poi, certo, ci penso, non è che non ci pensi: come sarebbe l’altrove? Per un verso ci siamo già: rispetto alla nostra vita di prima, nell’altrove ci siamo stati scaraventati. Stiamo redigendo le prime mappe, i primi percorsi, che passano per balconi sonori, telefonate lunghe-lunghissime, creatività sfrenata e riunioni virtuali in cui ci batte il cuore anche solo a vedere comparire sullo schermo la faccia delle altre persone. Sono tutte apparizioni, tutte sacre.

Poi arriverà il momento in cui, con le nostre mappe dell’altrove, saremo di nuovo liberi. E lì creeremo altre mappe. L’altrove dell’altrove.

Io un po’ di curiosità ce l’ho.

Ascolta questa pagina del diario

[Ph. Alessandro Russo: @ale_russian_bw]

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