Più che il colera, era l’amore

Povero Gabriel José de la Concordia García Márquez. Continuiamo a storpiargli il titolo di uno dei romanzi più struggenti e variopinti che abbia scritto. Povero Gabo.

Adesso è tutto un “xy ai tempi del coronavirus”. Che forse, visto come siamo messi, potevamo sbizzarrirci anche con Cent’anni di solitudine.

Quello su cui giochiamo è ovviamente l’analogia tra le due epi(pan?)demie. Certo, riesce comodo. Suona “bene”, per quanto possa suonare bene il nome di una malattia epidemica. Ma nel romanzo – se lo leggi con dedizione, se ti ci immergi fin dalle prime righe in cui Márquez ti strofina sotto il naso il sentore delle mandorle amare – nel romanzo, dicevo, il punto non è il colera, ma l’amore.  

Il libro è una specie di padiglione della Biennale in cui alle pareti sono appesi tutti i modi dell’amore. Li puoi osservare, guardare uno a uno con una puntigliosa e spietata lente d’ingrandimento, e puoi sentire il rumore che fanno, i lamenti che lanciano, o le risa, i singhiozzi, i giubili. Sei in questo padiglione e, finalmente, tutti i modi dell’amore hanno un nome. Così puoi iniziare a comprenderli, invece di sentirteli semplicemente addosso senza sapere se li vuoi o meno.

Ci sono tutti i modi dell’esplosione e del ritrarsi, dell’inizio entusiastico e dello sfinirsi lento. E ci sono i modi del ritorno, della tenacia, della trasformazione, i modi in cui ci si odia amandosi e ci si ama odiandosi, e i modi di sopportarsi a stento per scoprire, quando è troppo tardi, che quella ruvida sopportazione era ciò che ci teneva in vita. 

Ma soprattutto, L’amore ai tempi del colera è una storia sui modi dell’attesa. E su tutto quello che si può fare mentre si attende.

Ho letto questo romanzo l’anno scorso, camminando lungo la Sprea in una Berlino estiva. Era un periodo in cui, in effetti, ero in attesa di molte cose. Lo sono anche oggi (lo siamo tutti), ma lo scenario è radicalmente cambiato (ma non mi dire!). Così cambiato che ciò che aspettavo l’anno scorso mi sembra impallidire di fronte a ciò che aspetto in questo strano 2020.

Solo una cosa non è cambiata, e questo il libro lo lascia intendere bene: il fatto che tu stia attendendo l’amore, non significa che tu non stia già amando. Ed è, in realtà, in questo presente che si gioca l’attesa.   

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