Spaff spaff

Siamo in due. Io e la magnolia bianca. Io lavoro per lei, lei lavora per me. Ci diamo supporto. Lei perde quel po’ di petali ogni giorno, io perdo quel po’ di vacuità.

Quando tutto è cominciato, era appena esplosa. Una palla candida, fiori oblunghi, profumo stordente. La odoravo a metri di distanza, dal terrazzo, immersa in un’aria che già quasi riuniva tutte le estati del tempo.    

Con i primi decreti restrittivi, la magnolia ha iniziato a sfiorire per lasciare il posto alle foglie. Non c’è un nesso tra le due cose, è semplicemente accaduto. Contemporaneità non significa per forza correlazione causale. Però nell’animo può crearsi una specie di escrescenza di senso: quel fenomeno, interamente creato da zero, per cui due eventi che si concatenano per caso rilasciano un significato che è dato dalla loro unione fortuita. E così proprio mentre io mi confinavo in casa, la magnolia cominciava a perdere petali.

È allora che è iniziato il nostro rituale. Ogni giorno, dopo pranzo, con il sole caldo sulla schiena, scendo nel piccolo giardino che mia nonna amava e spazzo i petali caduti. Cerco di far durare l’operazione il più possibile, pulisco accuratamente ogni piastrella in cotto, insisto sui petali che si sono un po’ incollati al suolo, ammonticchio questo bolo impalpabile e lo raccolgo con la paletta. Spaff spaff.  

Da un lato mi sembra un immenso spreco di bellezza, dall’altro mi sono risposta che la bellezza sta nel fatto che io ogni mattina mi affacci alla finestra per vedere quanti petali sono caduti.

Giorno dopo giorno, ho iniziato a svegliarmi pregustando il momento in cui mi sarei concessa il compito di questo gesto semplicissimo, che però diventava gigante, come gigante è l’àncora di una nave che deve in qualche modo attecchire su fondali che non vede.

Spazzare i petali bianchi di magnolia sotto il sole è diventato il mio “radicamento”. La mia azione stabilizzante. Il timone per non lasciar vagare la mente in derive che in questo periodo non è facile controllare né prevedere.

Poi le restrizioni sono aumentate e la magnolia ha accelerato il ritmo. Ora scendo in giardino due volte al giorno per “stare dietro ai petali”. Oltre all’appuntamento dopo pranzo, ho aggiunto il saluto delle nove del mattino.

Come prima cosa annuso i fiori che sono ancora sull’albero. Poi prendo la scopa e con pace giapponese infilo un movimento dopo l’altro.

Ho sempre cercato grandi pilastri di stabilità (con mediocre successo) e invece bastava accordarsi agli alberi.

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