Briciole

È accaduto. Alle cinque del pomeriggio ho sentito vibrare il soffitto sotto le note gonfie dell’Inno di Mameli. La coppia di anziani che abita sopra di me stava guardando qualche programma televisivo in cui a un certo punto è esplosa la musica nazionale. Pur con qualche esitazione, la signora si è messa a cantare. Giuro che fra tutti i pensieri che mi ero fatta di questa signora, non c’era la possibilità che un giorno avrei ascoltato la sua vocina ripetere parole che probabilmente ha memorizzato da giovanissima, come le preghiere in latino e i gesti della messa.

E quindi infuriava questo pathos italiano fra le pareti. Ed era bello. Sì, lo era.

Se non fosse che.

Se non fosse che negli ultimi giorni – mentre divoro notizie, scorro schermate di social network e perdo un’irredimibile quantità di tempo a leggere conversazioni di gruppo sulle chat – mi trovo avvilita davanti a manifestazioni di quello che mi pare solo una parola possa descrivere: odio.

Impazienza, intolleranza, aggressività, recriminazione, voce grossa, minacce, colpevolizzazioni, stigmatizzazioni, e poi odio odio odio, risentimenti, annunci di sparatorie a mezzogiorno spaccato con il nulla intorno, una musica di Morricone e giusto qualche spettatore per poter testimoniare che sì: le pistole hanno sparato.

Ecco. Se è vero che c’è un tempo per ogni cosa, a me questo sembrerebbe il tempo per una sana economia della liberazione. Pulizia, limpidezza, sgravamento. 

Via le zavorre. Ma proprio via, giù, sciò. Alla larga. Rabbie, rancori, discussioni.

Coraggio, non possiamo davvero odiare ancora. Non adesso. Mettiamo da parte quel sassolino (o pietrone) che ci punge (o ci devasta) nella tasca cucita sul retro dell’anima. Anzi, tiriamolo fuori, guardiamolo, diciamogli che non vale nulla, che adesso non vale nulla. E lasciamolo cadere.

C’è un’immagine di Pessoa, contenuta ne Il libro dell’inquietudine, che mi è rimasta nella memoria a distanza di anni. È l’immagine di una tovaglia.

Cessa la pioggia e di essa rimane, per un attimo, un pulviscolo di minuscoli diamanti come se, in alto, qualcosa come una grande tovaglia aperta venisse scossa dalle briciole.

Ecco. Apriamoci. Scuotiamoci di dosso le briciole. Perché sono davvero solo briciole.

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