Breve storia di morti apparenti

In ottobre sono stata ad Arquà Petrarca. Una gita in giornata. C’era il sole. Faceva caldo. Per le strade del centro si erano sparsi artigiani e agricoltori con i loro prodotti. Ho adocchiato un giuggiolo. Una piantina. Un giuggiolino, insomma. Aveva tutta una chioma tonda. Foglioline su foglioline. E spine.

Me lo sono portato a casa per otto euro.

«Ma resiste?»

«Resiste, resiste. È praticamente infestante».

«Lo devo tenere fuori o dentro?»

«Il giuggiolo!?! Nooo, fuori fuori».

La sera, una volta a casa, ho posizionato la pianta nel mio giardinetto. Già l’amavo. Dopo un paio di giorni ha iniziato a perdere le foglie. Ho provato a combinare diverse variabili di acqua e luce, ma niente, la caduta continuava. Ho cambiato il vaso. Zero risultati. Questa piantina, che doveva resistere a tutto, dopo sei giorni era spoglia.

Tristezza: la mia. 

Durante l’inverno ho comunque continuato a curare il giuggiolo, che ormai era un bacchettino color marrone e vinaccia. Infilavo un dito nella terra come se avessi dovuto sentire la temperatura di un umano. A inizio marzo ho potato i rametti, è rimasto uno scheletrino monco. In realtà, sono mesi che penso che il giuggiolo sia morto e il mio sia accanimento terapeutico.  

Nel frattempo sono fiorite le violette, la magnolia, la forsizia, le ortensie, le primule, persino il glicine ha iniziato a modulare i grappoli oblunghi, da cui sprizzeranno minuti fiori lilla. Ma il giuggiolo niente.

Due giorni fa, dopo un’accurata ispezione, mi sono detta: rassegnati, è morto davvero. Oggi pomeriggio sono scesa per la consueta mezz’ora di giardinaggio. Non ho fatto caso al giuggiolo, non subito. Mi sono occupata di altre piante. Quando stavo ormai per risalire, l’ho guardato. C’era qualcosa di diverso. Mi sono avvicinata. Minuscoli germogli verde pisello stanno fuoriuscendo dai rami mozzati. Si protendono come manine, come esplosioni al rallentatore.

Credo sia la gioia più grande che ho provato nelle ultime settimane. Una gioia fonda, e al tempo stesso galleggiante. Un respiro ampio, un solletico.       

Ho ringraziato con un sorriso.

Ci circondiamo di morti apparenti, dimenticando che la vita trova sempre un modo per rinascere da se stessa. Anche quando noi non abbiamo più forze per crederci.

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